Credo che la vita sia “imperfetta” per definizione. Per quanto si possa essere felici per quello che si ha, c’è sempre qualcos’altro che manca. Chi non ha niente si accontenterebbe di avere qualcosa, chi ha qualcosa sarebbe più soddisfatto avendo tanto, chi ha tanto vorrebbe sempre di più… Io non so cos’ho adesso. So solo che una volta ho pensato che la mia vita fosse l’eccezione alla regola, la perfezione. Per una volta ho creduto che tutto ciò che avevo fatto avesse un senso, di avere trovato ad ogni pezzo il proprio posto, tanto da ritrattare le mie convinzioni di sempre, come quella di non aver bisogno di nessuno, o ancora quell’altra di essere immune da ogni forma di emotività. Ho creduto nel destino e in qualsiasi altra cosa che potesse giustificare la meraviglia del momento, a tratti persino in dio. Ma la mia non era “l’eccezione” e pensarlo è stato idiota. Il ritorno sulla terra è stato violento, costretto ad aprire gli occhi ancora assonnati, e mi sono reso conto di avere sì ragione nel credere di essere diverso dagli altri, ma non nel credere di essere migliore. Io sono peggiore e vorrei solo essere normale. Non voglio sentire le fitte al petto, non voglio soffrire come un cane, non voglio svegliarmi con il mal di testa, non voglio pensare, voglio semplicemente uscirne, come fanno tutti.